Ed eccoci a presentarvi il nostro VII corso di speleologia di primo livello. Durante la prima uscita abbiamo potuto "rompere il ghiaccio" con i nostri nuovi corsisti e tastare un po la loro preparazione fisica ed il loro "orienteering". Ecco qui invece qualche immagine relativa all'utilizzo degli attrezzi da progressione verticale svoltasi alle bellissime Placche di Payer all'interno di una meravigliosa cornice paesaggistica.
Domani invece è prevista la loro prima esperienza in grotta, ne vedremo delle belle.
Alla prossima!
sabato 14 novembre 2015
venerdì 12 giugno 2015
Visita all'Abisso delle Vergini.
Sono le 05:45 del mattino quando Marcello, Massimiliano e Giovanni si incontrano al porto di Alghero. Non sono orari per parlare. Alle 06:00 sono ad Olmedo dove li aspetta scalpitante Fabio. Si parte: destinazione Ispinigoli/San Giovanni Su Anzu a Monte S'Ospile-Dorgali dove si incontreranno con Luciano, Marinella e Carla del C.S.A.D. Vittorio Mazzella. Durante il viaggio si chiacchera e si parla della grotta della giornata: Ispinigoli, finalmente! Anche se alcuni di noi hanno già visitato la splendida parte turistica, famosa per la sua colonna stalagmitica di 38 metri, nessuno di noi ha invece visitato la parte speleo che ha inizio con il famoso Abisso delle Vergini, 60 metri di tenerezza per poi svilupparsi per circa 10 km. Mentre Fabio alla guida si infila gli occhiali da sole accecato dal sole mattutino, nei sedili posteriori si srotola il rilievo e si fanno mille supposizioni su quali rami andremo a vedere. Fabio è fissato con la Piovra, assolutamente bisogna andarci. Ci chiediamo se al momento troveremo molta acqua visto che la grotta è percorsa da diversi torrenti. Arrivati nei pressi di Orotelli la tappa al rifornitore è ormai un must: cornetti e cappuccini come se non ci fosse un domani. Si riparte e alle 08:15 siamo di fronte alla grotta. Iniziamo a cambiarci e poco dopo arrivano Carla, Luciano e Marinella. A quell'ora non c'è nessuno in zona e, con l'emozione sempre più crescente, saliamo le scale che ci dividono dall'ingresso.
Entriamo dal ramo turistico, discendiamo le scale in silenzio, illuminando di tanto in tanto la grande colonna che fa da regina nella grande sala ed eccoci li, al cospetto dell'Abisso. Rapidamente Luciano e Marinella iniziano ad armare e poco dopo ci fanno cenno che possiamo iniziare la discesa. Il pozzo è stato armato con diversi frazionamenti in quanto, nel suo sviluppo, cambia direzione più di una volta. Tra un "libera" e un "tutto bene??" siamo giù. Iniziamo la nostra esplorazione e subito ci accorgiamo che è una grotta che ci regalerà delle belle sorprese. Vi è una discreta presenza di acqua e un'alta percentuale di concrezioni, ma anche una dose massiccia di fango. Camminiamo e camminiamo, ci fermiamo solo per una breve pausa pranzo. Ed ecco finalmente La Piovra, per la gioia di Fabio. Scendiamo e saliamo, i dorgalesi, padroni di casa, ci fanno vedere delle parti poco esplorate e ricche di concrezioni che ci fanno innamorare definitivamente di questa grotta. Inizia ad essere tardi e decidiamo di intraprendere la strada del rientro. Arrivati alla base del pozzo iniziamo la risalita, non mancheranno recite della bibbia e del corano. Sfiancati finalmente raggiungiamo la sala turistica, al buio e priva di gente in quanto le visite per la giornata sono già terminate. Raccogliamo tutto e saliamo le scale che ci conducono all'esterno.
Siamo esausti, ci cambiamo e ci regaliamo una bella birra con vista sul mare al tramonto nell'hotel di fronte alla grotta e discutiamo sulla prossima visita alla grotta in quanto ci rimangono ancora molte parti da esplorare. Ma per quanto bere una birra fresca con vista mare non ha prezzo, per tutto il resto ci sono 200 km che ci attendono, mannaggia!
Grazie dorgalesi! Alla prossima esplorazione!
Foto di Giovanni Paddeu e Fabio Piccioni
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mercoledì 22 aprile 2015
6° CORSO DI INTRODUZIONE ALLA SPELEOLOGIA
Si è da poco concluso il nostro sesto corso di introduzione alla speleologia. E' andata alla grande come grandi sono stati i nostri nuovi corsisti che, chi più chi meno, si sono avvicinati per la prima volta al nostro meraviglioso mondo.
Quest'anno i nostri corsisti hanno avuto il piacere di "affacciarsi" su diverse grotte tra cui il sistema carsico di Monte Coazza in cui hanno potuto affrontare con successo un pozzo di oltre 60 metri. Eliches Artas, Su Ventu e Su Peltosu sono solo alcuni dei luoghi che hanno ospitato il corso. Abbiamo avuto il piacere di collaborare con Paolo Marcia per quanto riguarda l'aspetto bio-speleologico e con Luca Pilo per quanto riguarda prevenzione e primo soccorso. Va sicuramente sottolineata la collaborazione con i mitici Luciano Testone e Marinella Sanna, i quali hanno condiviso con noi diverse grotte. Infine ringraziamo il gruppo di Dorgali che ha condiviso con noi l'esperienza nella labirintica Sos Jocos.
In attesa di aggiornarvi con le nostre prossime attività vi lasciamo ad una galleria di immagini che un pò racchiude lo spirito di questi mesi passati assieme. Alla prossima!
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Ubicazione:
Alghero SS, Italia
mercoledì 1 luglio 2009
Torre e pozzo della Pegna
Sabato 27 giugno 2009
Per oggi abbiamo deciso di tirar fuori le tute speleo e di infilarci nei pozzi sotto Torre della Pegna, serata calda, siamo sempre noi tre, io (Pietro) Giovanni e Massimo, arriviamo a Capo Caccia e subito dopo “lo Zimino”, svoltiamo a destra e parcheggiamo la macchina. Ci aspetta una bella camminata, non tanto per la durata, quanto per il fatto che il sentiero quasi non esiste, si sale fino al cancello esterno dell’Arca di Noe’ e poi fiancheggiando la rete, il caldo si fa sentire, si chiacchiera e si ride e pian pianino assaltiamo la cima, sul percorso troviamo diversi omini (qualcuno più brutto di qualcun altro ) ad indicarci la strada
Per oggi abbiamo deciso di tirar fuori le tute speleo e di infilarci nei pozzi sotto Torre della Pegna, serata calda, siamo sempre noi tre, io (Pietro) Giovanni e Massimo, arriviamo a Capo Caccia e subito dopo “lo Zimino”, svoltiamo a destra e parcheggiamo la macchina. Ci aspetta una bella camminata, non tanto per la durata, quanto per il fatto che il sentiero quasi non esiste, si sale fino al cancello esterno dell’Arca di Noe’ e poi fiancheggiando la rete, il caldo si fa sentire, si chiacchiera e si ride e pian pianino assaltiamo la cima, sul percorso troviamo diversi omini (qualcuno più brutto di qualcun altro ) ad indicarci la strada
la macchia mediterranea ci distrugge le gambe, ma teniamo duro e veniamo su. Dall'alto sul promontorio a picco sul mare, dove si trova la bianca torre, si gode di un panorama mozzafiato: il golfo di Porto Conte, le isole Piana e Foradada, il Monte Timidone, Punta Cristallo e la valle che una volta era coltivata dagli ergastolani della colonia penale di Tramariglio.
La Torre della Pegna è Punto di osservazione strategico, faceva parte della rete di torri di avvistamento contro gli attacchi nemici soprattutto da parte di milizie arabe e francesi durante il periodo dell'occupazione Spagnola/Aragonese. A picco sul mare a ca 280 mt. di altezza.
Aggiriamo la torre e pochi metri dopo individuiamo l’ingresso dei pozzi. Cominciamo la vestizione, sistemiamo tutta la nostra attrezzatura e ci apprestiamo ad accendere i led in grotta.
Aggiriamo la torre e pochi metri dopo individuiamo l’ingresso dei pozzi. Cominciamo la vestizione, sistemiamo tutta la nostra attrezzatura e ci apprestiamo ad accendere i led in grotta.
Massimo sistema la corda e pian piano veniamo giù per i circa 30 metri del pozzo, veramente spettacolari l’ampio ingresso e le varie colate che abbelliscono la grotta, che vanno da un bel verde all’ingresso al rosso dell’argilla più all’interno. Dal fondo si gode della luce che arriva dai due pozzi paralleli che proprio al fondo si congiungono. Altro bello spettacolo. Facciamo un giro veloce della cavità, senza inoltrarci nell’altro salto. Sul fondo le quasi immancabili ossa di qualche animale venuto giù, e parecchi moscerini. Pian piano veniamo fuori e devo dire che i 30 metri si fan sentire anche in risalita, soprattutto per me e Giovanni che abbiamo meno dimestichezza. Stavolta per il ritorno decidiamo di tenere su le tute speleo e proteggerci un po’ le gambe. Scelta azzeccata, ma quando siamo arrivati alla macchina e ci siamo svestiti il tonfo di animale bagnato per poco uccide pure noi. Si è fatto tardi e in queste condizioni proprio non si può passare a gustarci una bella birretta fresca, sarà per la prossima. Bellissima uscita, bella grotta e bel trekking.
lunedì 22 giugno 2009
Ferrata del Cabirol 2(Capo Caccia)
Sabato 20 giugno 2009
Ritrovo al bar, caffè e partenza per il Belvedere di Capo Caccia, arriviamo per le 4, (no, non è la copia del precedente post) stavolta siamo in tre, Io (Pietro) Massimo e Giovanni, era prevista una due giorni a Lanaitto, ma causa impegni improvvisi, dobbiamo limitarci a fare qualcosa in zona, per tutti e tre ormai non è più la prima volta, prepariamo tutta l’attrezzatura e ci incamminiamo. Stasera per fortuna il sole picchia di meno, e tira un bel venticello di maestrale che non dà grossi problemi, ma in qualche tratto un po’ più esposto si fa comunque sentire.
Visto che tutti e tre conosciamo il percorso, la nostra attenzione stavolta si concentra su alcuni particolari, come il gabbiano che ci controlla dall’alto della scogliera
Ritrovo al bar, caffè e partenza per il Belvedere di Capo Caccia, arriviamo per le 4, (no, non è la copia del precedente post) stavolta siamo in tre, Io (Pietro) Massimo e Giovanni, era prevista una due giorni a Lanaitto, ma causa impegni improvvisi, dobbiamo limitarci a fare qualcosa in zona, per tutti e tre ormai non è più la prima volta, prepariamo tutta l’attrezzatura e ci incamminiamo. Stasera per fortuna il sole picchia di meno, e tira un bel venticello di maestrale che non dà grossi problemi, ma in qualche tratto un po’ più esposto si fa comunque sentire.
Visto che tutti e tre conosciamo il percorso, la nostra attenzione stavolta si concentra su alcuni particolari, come il gabbiano che ci controlla dall’alto della scogliera
i ginepri arrotolati dal continuo spingere del vento
Come sempre pausa e lettura degli aggiornamenti sul libro-diario, e anche stavolta lasciamo traccia del nostro passaggio. Tra una chiacchiera e l’altra siamo velocemente alla calata, che viene superata in scioltezza, recuperiamo la corda e prendiamo la via del ritorno.
Lo spettacolo di Capo Caccia e della Foradada non tradiscono mai, niente traffico niente rumori, solo i gabbiani, il vento e le nostre stupidate. Stanchi ma soddisfatti rientriamo alla macchina e riprendiamo la via di casa.
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