Sabato 27 giugno 2009
Per oggi abbiamo deciso di tirar fuori le tute speleo e di infilarci nei pozzi sotto Torre della Pegna, serata calda, siamo sempre noi tre, io (Pietro) Giovanni e Massimo, arriviamo a Capo Caccia e subito dopo “lo Zimino”, svoltiamo a destra e parcheggiamo la macchina. Ci aspetta una bella camminata, non tanto per la durata, quanto per il fatto che il sentiero quasi non esiste, si sale fino al cancello esterno dell’Arca di Noe’ e poi fiancheggiando la rete, il caldo si fa sentire, si chiacchiera e si ride e pian pianino assaltiamo la cima, sul percorso troviamo diversi omini (qualcuno più brutto di qualcun altro ) ad indicarci la strada
Per oggi abbiamo deciso di tirar fuori le tute speleo e di infilarci nei pozzi sotto Torre della Pegna, serata calda, siamo sempre noi tre, io (Pietro) Giovanni e Massimo, arriviamo a Capo Caccia e subito dopo “lo Zimino”, svoltiamo a destra e parcheggiamo la macchina. Ci aspetta una bella camminata, non tanto per la durata, quanto per il fatto che il sentiero quasi non esiste, si sale fino al cancello esterno dell’Arca di Noe’ e poi fiancheggiando la rete, il caldo si fa sentire, si chiacchiera e si ride e pian pianino assaltiamo la cima, sul percorso troviamo diversi omini (qualcuno più brutto di qualcun altro ) ad indicarci la strada
la macchia mediterranea ci distrugge le gambe, ma teniamo duro e veniamo su. Dall'alto sul promontorio a picco sul mare, dove si trova la bianca torre, si gode di un panorama mozzafiato: il golfo di Porto Conte, le isole Piana e Foradada, il Monte Timidone, Punta Cristallo e la valle che una volta era coltivata dagli ergastolani della colonia penale di Tramariglio.
La Torre della Pegna è Punto di osservazione strategico, faceva parte della rete di torri di avvistamento contro gli attacchi nemici soprattutto da parte di milizie arabe e francesi durante il periodo dell'occupazione Spagnola/Aragonese. A picco sul mare a ca 280 mt. di altezza.
Aggiriamo la torre e pochi metri dopo individuiamo l’ingresso dei pozzi. Cominciamo la vestizione, sistemiamo tutta la nostra attrezzatura e ci apprestiamo ad accendere i led in grotta.
Aggiriamo la torre e pochi metri dopo individuiamo l’ingresso dei pozzi. Cominciamo la vestizione, sistemiamo tutta la nostra attrezzatura e ci apprestiamo ad accendere i led in grotta.
Massimo sistema la corda e pian piano veniamo giù per i circa 30 metri del pozzo, veramente spettacolari l’ampio ingresso e le varie colate che abbelliscono la grotta, che vanno da un bel verde all’ingresso al rosso dell’argilla più all’interno. Dal fondo si gode della luce che arriva dai due pozzi paralleli che proprio al fondo si congiungono. Altro bello spettacolo. Facciamo un giro veloce della cavità, senza inoltrarci nell’altro salto. Sul fondo le quasi immancabili ossa di qualche animale venuto giù, e parecchi moscerini. Pian piano veniamo fuori e devo dire che i 30 metri si fan sentire anche in risalita, soprattutto per me e Giovanni che abbiamo meno dimestichezza. Stavolta per il ritorno decidiamo di tenere su le tute speleo e proteggerci un po’ le gambe. Scelta azzeccata, ma quando siamo arrivati alla macchina e ci siamo svestiti il tonfo di animale bagnato per poco uccide pure noi. Si è fatto tardi e in queste condizioni proprio non si può passare a gustarci una bella birretta fresca, sarà per la prossima. Bellissima uscita, bella grotta e bel trekking.
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