mercoledì 1 luglio 2009

Torre e pozzo della Pegna

Sabato 27 giugno 2009
Per oggi abbiamo deciso di tirar fuori le tute speleo e di infilarci nei pozzi sotto Torre della Pegna, serata calda, siamo sempre noi tre, io (Pietro) Giovanni e Massimo, arriviamo a Capo Caccia e subito dopo “lo Zimino”, svoltiamo a destra e parcheggiamo la macchina. Ci aspetta una bella camminata, non tanto per la durata, quanto per il fatto che il sentiero quasi non esiste, si sale fino al cancello esterno dell’Arca di Noe’ e poi fiancheggiando la rete, il caldo si fa sentire, si chiacchiera e si ride e pian pianino assaltiamo la cima, sul percorso troviamo diversi omini (qualcuno più brutto di qualcun altro ) ad indicarci la strada
la macchia mediterranea ci distrugge le gambe, ma teniamo duro e veniamo su. Dall'alto sul promontorio a picco sul mare, dove si trova la bianca torre, si gode di un panorama mozzafiato: il golfo di Porto Conte, le isole Piana e Foradada, il Monte Timidone, Punta Cristallo e la valle che una volta era coltivata dagli ergastolani della colonia penale di Tramariglio.

La Torre della Pegna è Punto di osservazione strategico, faceva parte della rete di torri di avvistamento contro gli attacchi nemici soprattutto da parte di milizie arabe e francesi durante il periodo dell'occupazione Spagnola/Aragonese. A picco sul mare a ca 280 mt. di altezza.
Aggiriamo la torre e pochi metri dopo individuiamo l’ingresso dei pozzi. Cominciamo la vestizione, sistemiamo tutta la nostra attrezzatura e ci apprestiamo ad accendere i led in grotta.

Massimo sistema la corda e pian piano veniamo giù per i circa 30 metri del pozzo, veramente spettacolari l’ampio ingresso e le varie colate che abbelliscono la grotta, che vanno da un bel verde all’ingresso al rosso dell’argilla più all’interno. Dal fondo si gode della luce che arriva dai due pozzi paralleli che proprio al fondo si congiungono. Altro bello spettacolo. Facciamo un giro veloce della cavità, senza inoltrarci nell’altro salto. Sul fondo le quasi immancabili ossa di qualche animale venuto giù, e parecchi moscerini. Pian piano veniamo fuori e devo dire che i 30 metri si fan sentire anche in risalita, soprattutto per me e Giovanni che abbiamo meno dimestichezza. Stavolta per il ritorno decidiamo di tenere su le tute speleo e proteggerci un po’ le gambe. Scelta azzeccata, ma quando siamo arrivati alla macchina e ci siamo svestiti il tonfo di animale bagnato per poco uccide pure noi. Si è fatto tardi e in queste condizioni proprio non si può passare a gustarci una bella birretta fresca, sarà per la prossima. Bellissima uscita, bella grotta e bel trekking.

lunedì 22 giugno 2009

Ferrata del Cabirol 2(Capo Caccia)

Sabato 20 giugno 2009
Ritrovo al bar, caffè e partenza per il Belvedere di Capo Caccia, arriviamo per le 4, (no, non è la copia del precedente post) stavolta siamo in tre, Io (Pietro) Massimo e Giovanni, era prevista una due giorni a Lanaitto, ma causa impegni improvvisi, dobbiamo limitarci a fare qualcosa in zona, per tutti e tre ormai non è più la prima volta, prepariamo tutta l’attrezzatura e ci incamminiamo. Stasera per fortuna il sole picchia di meno, e tira un bel venticello di maestrale che non dà grossi problemi, ma in qualche tratto un po’ più esposto si fa comunque sentire.
Visto che tutti e tre conosciamo il percorso, la nostra attenzione stavolta si concentra su alcuni particolari, come il gabbiano che ci controlla dall’alto della scogliera

i ginepri arrotolati dal continuo spingere del vento

alcuni bossoli.


Come sempre pausa e lettura degli aggiornamenti sul libro-diario, e anche stavolta lasciamo traccia del nostro passaggio. Tra una chiacchiera e l’altra siamo velocemente alla calata, che viene superata in scioltezza, recuperiamo la corda e prendiamo la via del ritorno.


Lo spettacolo di Capo Caccia e della Foradada non tradiscono mai, niente traffico niente rumori, solo i gabbiani, il vento e le nostre stupidate. Stanchi ma soddisfatti rientriamo alla macchina e riprendiamo la via di casa.

lunedì 15 giugno 2009

Ferrata del Cabirol (Capo Caccia)

Sabato 13.06.2009
Ritrovo al bar, caffè e partenza per il Belvedere di Capo Caccia, arriviamo per le 4, siamo in due, Io (Pietro) e Massimo, abbiamo deciso di cimentarci con la Ferrata. Sul piazzale prepariamo l’attrezzatura, casco, imbrago da arrampicata, doppia longe con dissipatore e moschettoni con chiusura automatica a scatto, zaini con corda e una bella scorta d’acqua, visto che la serata è caldissima. “Passeggiata” in salita per circa 20 minuti e siamo in cima dove comincia la Ferrata, la vista è già spettacolare. Si parte Massimo il casco lo mette subito li giù, sono testimone :D

La progressione su ferrata in linea generale avviene con entrambe le longe attaccate al cavo d’acciaio che corre lungo il percorso, quando si arriva al chiodo, si sgancia un moschettone e lo si riaggancia dopo il chiodo, solo dopo si rifà la stessa operazione con il secondo, questo allo scopo di restare sempre con almeno un ancoraggio. Massimo già esperto viaggia tranquillo, tra cavi, catene, e pedali, io seguo a ruota, per me è la prima volta su ferrata e soprattutto su altezze di quel genere. Il percorso è mozzafiato, le imbarcazioni si vedono piccole come formiche, i gabbiani si lamentano per noi due che andiamo a interrompere la loro pace sulla scogliera. A metà percorso circa, troviamo il libro-diario, qui sosta e lettura dei commenti più simpatici (anche noi lasciamo la nostra traccia del passaggio)



Si riparte, a tratti le cenge su cui si snoda si restringono lasciando uno spazio davvero ridotto per l’appoggio dei piedi, il cavo che sembra troppo lento facendo sporgere più di quanto si vorrebbe, comunque tutto liscio fino alla calata, 20 metri da scendere su corda (io che sporgendomi dal tetto di un secondo piano, ho provato una certa sensazione di vertigine sono un po’ preoccupato) ma vedo Massimo tranquillo, per lui 20 metri sono bazzecole,

“corda libera……” uhm, tocca a me…..
monto il discensore, sistemo la corda e via, senza pensarci troppo. Mm dai, una volta in peso sulla corda, si ha una certa sensazione di sicurezza, …si può fare, piano piano sulla corda che cigola man mano che scivola sull’8, comunque tutto bene, una volta giù recuperiamo la corda e ci apprestiamo al rientro sul lato inferiore della scogliera, ritorno che a confronto dell’andata sembra una passeggiata. Dopo circa 3 ore siamo fuori. Capo Caccia è sempre Capo Caccia, non finisce mai di stupire, non sarà una ferrata alpina vera e propria, ma una visita secondo me la merita, scendiamo alla macchina, ci sistemiamo e andiamo a farmi una bella birra rinfrescante che oggi ci vuole + che mai. Bellissima esperienza.




giovedì 7 maggio 2009

Prove tecniche al Casarotto

Sabato 4 aprile, dopo un inverno di scarsa attività, con i primi caldi il gruppo prova a sgranchire i muscoli e a spolverare l’attrezzatura. Ci diamo appuntamento per le 14,30 al belvedere di Capo Caccia, arriviamo più o meno tutti puntuali, presenti Felicino,Giampiero, Giorgio, Massimo, Elisabetta, Giovanni ed io (Pietro), inizia la vestizione e per me e Giovanni la ricerca del pezzo mancante, ci manca ancora qualcosa per avere la nostra attrezzatura completa, alla fine riusciamo ad avere tutto e si scende. Serata bellissima e panorama spettacolare, Giorgio e Massimo in sicurezza....
attrezzano la parete. Ci cimentiamo con il superamento del nodo e del successivo frazionamento. Per alcuni, i veterani del gruppo è occasione di un ripasso, per noi “giovini” (Elisabetta, Giovanni ed io) è la prima volta, e devo dire sarà una bella faticaccia litigare con la longe. A Giorgio l’onere di tenerci d’occhio e spiegarci la lezione.
A turno, si prova, mentre Elisabetta offre le gustosissime pillole energetiche (caramelle) di Giampiero. Subito dopo di noi arrivano un gruppo di spagnoli che di fianco a noi si cimentano in arrampicata libera sulle numerose e belle vie che la parete ci offre.
Nel frattempo qualcuno si cimenta con la fotografia e qualcuno fa il modello…
Verso le 18, si smonta si raccoglie tutto e si rientra. Serata bellissima, passata insieme in allegria.
Un buon inizio.