Massimo il casco lo mette subito li giù, sono testimone :D
La progressione su ferrata in linea generale avviene con entrambe le longe attaccate al cavo d’acciaio che corre lungo il percorso, quando si arriva al chiodo, si sgancia un moschettone e lo si riaggancia dopo il chiodo, solo dopo si rifà la stessa operazione con il secondo, questo allo scopo di restare sempre con almeno un ancoraggio. Massimo già esperto viaggia tranquillo, tra cavi, catene, e pedali, io seguo a ruota, per me è la prima volta su ferrata e soprattutto su altezze di quel genere. Il percorso è mozzafiato, le imbarcazioni si vedono piccole come formiche, i gabbiani si lamentano per noi due che andiamo a interrompere la loro pace sulla scogliera. A metà percorso circa, troviamo il libro-diario, qui sosta e lettura dei commenti più simpatici (anche noi lasciamo la nostra traccia del passaggio)
“corda libera……” uhm, tocca a me…..
monto il discensore, sistemo la corda e via, senza pensarci troppo. Mm dai, una volta in peso sulla corda, si ha una certa sensazione di sicurezza, …si può fare, piano piano sulla corda che cigola man mano che scivola sull’8, comunque tutto bene, una volta giù recuperiamo la corda e ci apprestiamo al rientro sul lato inferiore della scogliera, ritorno che a confronto dell’andata sembra una passeggiata. Dopo circa 3 ore siamo fuori. Capo Caccia è sempre Capo Caccia, non finisce mai di stupire, non sarà una ferrata alpina vera e propria, ma una visita secondo me la merita, scendiamo alla macchina, ci sistemiamo e andiamo a farmi una bella birra rinfrescante che oggi ci vuole + che mai. Bellissima esperienza.


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